CI SIAMO SPOSTATI!!!
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Riferimenti: l’ape operaia
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E’ con immenso piacere che diamo alle stampe il numero 0 del giornaletto dei GC della provincia di Sassari, sperando che sia una scintilla che incendi le coscienze! Volteggiare come farfalle, pungere come api (Mohammed Alì)
DEMOCRAZIA SIGNIFICA ASCOLTARE LA BASE, NON COSTRUIRLA (editoriale)
Democrazia etimologicamente sta per governo del popolo. La nostra Costituzione sancisce al primo articolo che la sovranità appartiene al popolo che la esercita attraverso le forme della democrazia rappresentativa. Lo slogan di Rifondazione ben sintetizza questa esigenza: ?Ascoltare la base, non costruirla!?. Non è uno slogan rivoluzionario che prefigura un abbattimento dello stato di cose presente, bensì un messaggio ad un governo affinché si tenga conto delle esigenze di un popolo e di un territorio. Se seguiamo l’evoluzione della nostra politica, fino ad arrivare a Vicenza, passando per la Val di Susa, toccando tutti quei territori dove proprio il popolo ha cercato di ?comunicare? con le Istituzioni, purtroppo senza nessuna risposta, tocca scomodare Engels e così facendo, notare che non aveva tutti i torti quando sosteneva che democrazia significa decidere ogni cinque anni da chi farci comandare. Il governo Prodi è ?caduto? dopo 281 giorni sulle linee della politica estera; una politica estera che porterà la democrazia in Afghanistan con l?offensiva di primavera, Senato permettendo. Altro che democrazia significa ascoltare la base, siamo ormai ad un livello superiore: costruire la base per esportare la democrazia! Quanto erano bandite queste affermazioni quando al governo stava l?ottavo nano di Arcore! Ma ora non più; secondo D?Alema non fare la base a Vicenza equivarrebbe a fare un torto agli americani e sottrarci agli impegni internazionali metterebbe in ombra il prestigio italiano riconquistato (con tanto di onori alla politica estera democristiana!) nel quadro delle relazioni internazionali. Noi GC continueremo a sostenere le istanze della nostra base. I 12 punti dettati da Romano Prodi per ?risolvere? la crisi e imbrigliare sempre di più la sinistra partono proprio da qui: dalla politica estera, a cominciare dall?Afghanistan! E si prosegue con l?alta velocità: la TAV si farà e basta! Si procederà quindi (vedi 12° punto) con il seguente metodo: in caso di posizioni divergenti deciderà Prodi. Ma si procederà in continuità con quanto è accaduto a Vicenza, in quanto la manifestazione popolare non ha fatto cambiare idea ai governanti. Se Marcos non chiede che ci venga data una mano, ma semplicemente che ci vengano tolti i piedi di dosso…c?è da dire che siamo sotto i piedi di un tentativo apparentemente inarrestabile di annientare tutte le conquiste di un intero popolo.
Da base a base. La sinistra dell?Unione che pare dare fiducia incondizionata a questo tentativo deve aprire una discussione con la propria base, col proprio corpo militante e anziché dare la caccia alle streghe (Turigliatto e Rossi) dovrebbe analizzare a dovere il suo logoramento di consensi. In questi 281 giorni non c?è stata una discontinuità con il governo precedente su tutti i fronti: sulla scuola, sulla politica estera, sul sociale; si preme perché il TFR vada nei fondi complementari; le leggi vergogna del governo Berlusconi sono ancora lì; i PACS sono retrocessi a DICO per non disturbare e ora l?argomento non è più una priorità a vedere i 12 punti. Questo nei primi mesi. Che succederà ora? Sarà un governo blindato e sempre più spostato al centro? Se così sarà come affronterà il nodo delle pensioni? Cosa c?è dietro? Rendere complice di queste logiche la sinistra, limitare la sua capacità di reazione e compromettere il suo rapporto con la base e i militanti? La sinistra ha due strade da percorrere: o continuare a premere all?interno di questo nuovo governo, o riconquistare la sua autonomia politica. Che fare?
IL VENEZUELA VERSO IL SOCIALISMO
“Chavez accelerates Venezuela’s socialist revolution”. Così titolava il Washington Post all’indomani del giuramento del rieletto presidente del Venezuela. Infatti lunedì 8 dicembre, a poco più di un mese dalla marea rossa che si è riversata nelle urne venezuelane, Hugo Chavez ha ribadito la necessità di marciare verso il socialismo del XXI° secolo annunciando 5 punti strategici per “profundizar” il processo bolivariano iniziato ormai da qualche anno.
Le cinque misure del “Progetto nazionale Simon Bolivar 2007-2011″ se portate avanti provocheranno uno scontro di enormi proporzioni tra il governo da una parte e l’oligarchia e l’imperialismo dall’altra.
1) Il primo punto riguarda l’approvazione di una “legge abilitante” (“la ley madre de leyes revolucionarias”) atta a nazionalizzare tutte le imprese privatizzate negli anni ’90 dai precedenti governi; il decreto interesserà tra le altre la CANTV (azienda nazionale di telecomunicazioni controllata dall’americana Verizon) e le impresse operanti nel settore dell’energia elettrica, rivendicando l’inevitabilità del “controllo sociale sui mezzi strategici per la sovranità, la sicurezza e la difesa”. La stessa Banca Centrale “non sarà più autonoma”, e questo è un passo fondamentale perché assesterebbe un duro colpo all’oligarchia controrivoluzionaria.
2) Il secondo punto riguarda la riforma costituzionale per la creazione della Repubblica Socialista del Venezuela: non solo Chavez ha annunciato che sarà abrogato il codice del commercio (approvato nel 1904 e modificato nel 1955) scritto da cima a fondo per garantire gli interessi dei capitalisti a scapito del popolo, ma ha spiegato che è necessario “smantellare lo Stato borghese” perché “tutti gli Stati sono nati per distruggere le rivoluzioni”.
3) Come terzo punto si dovrà completare l’opera iniziata con le “misiones” per sconfiggere l’analfabetismo sviluppando un programma per l’educazione popolare che culminerà nella giornata nazionale chiamata “Moral y luces”.
4) Il quarto punto consiste nel configurare una nuova geometria del potere, mettendo fine ai diversi livelli di mesogoverno dove la burocrazia sta giocando un ruolo controrivoluzionario.
5) Questo punto è legato indissolubilmente all’ultimo che sancisce “l’esplosione rivoluzionaria del potere consiliare” per “trascendere il locale e creare per legge una confederazione di consigli comunali” fino alla creazione di uno stato “comunale, socialista e bolivariano, nelle condizioni di guidare una rivoluzione, non di frenarla”.
Per evitare qualsiasi colpo di frusta controrivoluzionario la direzione giusta è questa e il Partido Socialista Unificado de Venezuela potrebbe essere la forza motrice per la “profundizacion?.
Il capitalismo potrebbe essere rovesciato entro i prossimi mesi in Venezuela e ciò rappresenterebbe un esempio straordinario per le masse di tutto il sud America. Si realizzerebbero così i sogni di Bolivar e del Che: un’America Latina unita, un’America Latina socialista!
Il compito dei GC e di tutta la sinistra è quello di sostenere la rivoluzione socialista in Venezuela cercando di portare quella passione in ogni circolo del Partito, in ogni scuola, in ogni piazza, in ogni posto di lavoro!
BAJO CONTROL OBRERO
Nonostante il silenzio mediatico, i processi rivoluzionari in America Latina continuano a svilupparsi. In Brasile, tra l?8 e il 10 dicembre, quasi 700 delegati provenienti da 12 paesi diversi hanno partecipato all?incontro continentale delle fabbriche occupate. Di fronte all?incapacità del capitalismo di garantire condizioni di lavoro e di vita dignitose, di fronte a salari da fame e disoccupazione, tra i lavoratori sudamericani si diffonde l?idea di occupare le proprie fabbriche. E? già successo in Argentina, Bolivia, Brasile e Venezuela: in ogni azienda occupata la produzione viene controllata democraticamente dai lavoratori riuniti in assemblea di fabbrica. I risultati sono stupefacenti. Una volta eliminata la fame di profitto del padrone, la produzione è cresciuta in quantità e qualità. Fabbriche in crisi hanno potuto assumere, i salari sono aumentati e gli infortuni quasi scomparsi. I lavoratori della Cipla (che hanno organizzato l?incontro) hanno deciso di ridursi l?orario di lavoro a 30 ore settimanali mantenendo il proprio salario e assumendo 70 nuovi lavoratori. Questi esempi sono molto lontani dall?idea di nazionalizzazione alle quale ci hanno abituati: queste rispondevano alle esigenze della classe dominante (socializzare le perdite e privatizzare i profitti). Utilizzando soldi freschi e pubblici per tappare i buchi nei bilanci dei padroni si è generato un debito pubblico che nelle dimensioni attuali genera privazioni sempre maggiori e solo per i lavoratori. Questa condizione la vivono milioni di lavoratori di questo paese che nelle loro vertenze sentono sempre lo stesso motivetto: o si finanziano le imprese o queste fuggono dove meno cara è la manodopera. Lo sanno anche gli operai della Legler.
Se vuoi saperne di più su fabbriche occupate e controllo operaio sulla produzione raggiungici all?iniziativa del 16 marzo (vedi appuntamenti in ultima pagina). Non è scontato che parole del genere attecchiscano subito anche qui (del resto anche in America Latina si dibatte ancora tra controllo operaio e cooperativismo), ma il nostro compito è quello di mettere il granellino di sabbia negli ingranaggi del pensiero unico che non prevede alternative al suo dominio.
LA LOTTA DEGLI OPERAI DELLA LEGLER
Pur arrivando all?aeroporto della Costa Smeralda, il cosiddetto Paradiso della Sardegna, gli operai della Legler di certo non si sono fermati a guardare il mare o lo splendido panorama della zona, né tanto meno si sono fermati a prendere il sole come fanno tanti personaggi famosi durante l?estate per farsi fotografare dai vari paparazzi. Sono entrati con bandiere e striscioni dei sindacati dentro l?aeroporto per protestare contro lo smantellamento dei tre stabilimenti sardi di Ottana, Macomer e Siniscola. Uno smantellamento che porterà circa 900 persone a rimanere senza lavoro e senza una minima speranza per il loro futuro lavorativo. E dire che fino a poco tempo fa si producevano filati per i tessuti preziosi dei grandi stilisti italiani. Poi le mancate ricapitalizzazioni ed investimenti che il gruppo lombardo non ha voluto effettuare in Sardegna, ha portato le varie fabbriche ad una decadenza sia dal punto di vista strutturale che dal punto di vista della produzione. Inoltre l?avvento dei prodotti low cost che provenivano dall?oriente le ha messe in ginocchio. L?azienda ha quindi chiesto un aiuto alla Regione Sardegna per riuscire a ripianare il debito…43 milioni di euro di finanziamenti!!!!! Ma tutto ciò non è bastato e dopo poco tempo gli amministratori della Legler hanno chiesto agli operai uno sforzo particolare per riuscire a tenere l?azienda aperta: la cassa integrazione ciclica!!! In realtà nemmeno questo sforzo è bastato ad impedire la crisi! La Regione si è, quindi, messa in prima linea assieme agli operai ed ai sindacati per cercare di impedire che si arrivasse ad un blocco della produzione. L?azienda ha chiesto ulteriori 74 milioni di euro per rimanere aperti…LA REGIONE HA RISPOSTO NO!! L?unico passo che si poteva fare, era convertire gli interessi passivi che l?azienda doveva pagare alla Regione in azioni, per non andare incontro ad un infrazione dell?UE. Queste azioni ora sono in possesso della SFIRS che sta cercando disperatamente qualcuno che abbia l?intenzione di investire per rilanciare l?industria. Dopo che gli operai si sono trovati senza un mese di stipendio e senza ricevere gli arretrati degli stipendi passati, è arrivata la prima risposta positiva che risale al primo di marzo. Banca Intesa dopo settimane di attesa , ha messo a disposizione dieci milioni di euro che dovrebbero servire per riavviare la produzione e mettere a punto un nuovo piano industriale. Condizioni fondamentali per postare nuovi imprenditori ad investire negli stabilimenti del gruppo. Ora è essenziale però chiedere garanzie concrete in modo che il nuovo credito non venga dissipato come in passato. Ma alla luce dell?ennesimo fallimento e della gravità della situazione dei lavoratori, l?unica soluzione adeguata è nazionalizzare e porre la produzione sotto il controllo dei lavoratori.
VADE RETRO HOMO SAPIENS
Se c’è una piaga che è davvero ineliminabile è l’influenza che le idee dominanti hanno anche sulle menti più brillanti. Il segreto dei grandi spiriti della Storia è sempre stato quello di rompere visioni del mondo sicure, consolidate, che fornivano una spiegazione ragionevole, per le domande fondamentali dell’uomo e che addormentavano incredibilmente la spregiudicata curiosità del pensiero umano ed erano insomma pacifiche, tranquille come rospi nello stagno. Tutti noi conosciamo i vari Leonardo, Galileo, Darwin, Copernico, Marx, Einstein ma nessuno o pochi ci sanno dire bene perchè i loro nomi sono leggendari, o farci capire la portata del loro pensiero e della loro opera sulle menti miopi e lente dei loro contemporanei. Il nocciolo, il filo rosso che collega tutti questi grandi sta nell’aver osservato la natura, la società per cercare le risposte alle domande che si ponevano; la loro azione è stata quindi quella di escludere ogni giustificazione a priori delle cose esistenti, volevano sapere perchè quello che studiavano era così e cosa aveva permesso la formazione della vita, della società,ecc… in buona sostanza erano convinti che i fenomeni naturali, sociali che accadono intorno a noi in ogni istante, sono spiegabili secondo cause materiali, senza intervento di forze o processi che non siano naturali, materiali. Questa convinzione è alla base della scienza e della filosofia materialista ed è stata attaccata e combattuta per secoli, sono state incarcerate e uccise tante persone che sostenevano questa posizione, un’idea odiata da tutte le religioni e da tutte le filosofie idealiste o scettiche. Un esempio per facilitare la comprensione della portata di questa lotta ce lo fornisce la vicenda di Darwin (in un prossimo numero affronteremo nei dettagli la moderna teoria dell’evoluzione). Darwin è passato alla storia per la teoria dell’evoluzione, che nella formulazione di mister Charles ha dato un colpo definitivo alle spiegazioni mistiche, orientate a vedere una mano del Signore in tutte le cose. A Darwin è stato detto di tutto, soprattutto, come capita in questi casi, dalla religiosa e santa imbecillità di chi vedeva sconvolta la propria architettura di superstizioni e credenze medievali, da un piccolo e onesto scienziato (tra l’altro credente!), la cui unica colpa era quella di voler spiegar in base all’osservazione minuziosa e precisa delle forme di vita, fossili e no, la discendenza delle specie e la loro origine. Rimarrà sempre un mistero per me, la causa che porta molti religiosi, che non possono portare uno straccio di prova dell’esistenza di Dio, a ?incazzarsi? se qualcuno cerca una causa razionale alle cose. Darwin fu attaccato come sovvertitore della società e della morale, come ?imbastarditore? della razza umana, e con altre espressioni degne della sagrestia più alla moda. Il nostro Eroe in particolare distrusse l’idea della creazione delle specie, della loro immutabilità dai tempi remoti, dimostrò che il caso, le variazioni fortuite hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo degli organismi viventi, ma che si trasmettono in base a determinate leggi naturali, che vanno sotto il nome di selezione naturale, che è il principale strumento dello sviluppo della vita. Nonostante il suo rigore e la sua prudenza nella formulazione delle teorie evoluzioniste in base all’accordo che avevano con i dati empirici, il Nostro non di meno erano permeabile all’ideologia dominante dell’epoca, l’età vittoriana. Darwin introdusse come carattere imprescindibile della sua teoria, sbagliando, il gradualismo che non rispondeva affatto ai registri fossili ma che era fratello dello spirito dell’epoca di progresso costante, di sviluppo dell’imperialismo inglese in tutto il mondo. Questo dogma di evoluzione graduale, (che in politica ha il riflesso nel riformismo, contrapposto alle idee rivoluzionarie del marxismo) è stato sempre il difetto principale del darwinismo ed è stato risolto negli ultimi trent’anni conl’introduzione di una visione rivoluzionaria, in tutti i sensi, dell’evoluzione(di cui si tratterà in un altro articolo). Ciò non toglie il merito di Darwin, che nel complesso fu sempre umile e coscienzioso nel suo lavoro scientifico, e sviluppò un approccio alla biologia ora ampiamente affermato e che dovrebbe essere insegnato ed esteso in tutti i campi del pensiero dove i pregiudizi fan sempre la voce grossa. Il grande monito di Darwin e di quelli come lui sta in questo: prima di accettare un’idea,per quanto ci sembri familiare e giusta,deve passare alla prova della verifica critica,della ragione e dei fatti, poiché in ogni epoca le idee dominanti, anche quelle che sembrano più innocue, sono le idee delle classi dominanti.
L’ACQUA E’ UN BENE COMUNE
Il Comitato Territoriale di Sassari rappresenta a livello locale il Comitato Nazionale (www.aquabenecomune.org) promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l?Acqua che riunisce ad oggi 70 reti nazionali e più di 600 comitati locali che hanno condiviso la necessità di cambiare radicalmente il quadro normativo esistente sul governo e la gestione delle acque e del servizio idrico. Il Forum si è quindi dotato di un Tavolo di Coordinamento e di un Tavolo Tecnico che da aprile a settembre 2006 hanno lavorato alla redazione del testo di legge che ora è al centro di questa campagna nazionale di raccolta di firme.
L?obiettivo finale del Comitato Promotore Nazionale è però quello di raccogliere 500.000 firme come segnale forte della volontà dei cittadini su un argomento così importante che ha bisogno di cittadinanza attiva, partecipazione e vero controllo democratico dal basso. Le lotte per l?acqua infatti servono ad affermare che l?acqua è un bene comune dell?umanità ed un diritto umano fondamentale.
Un bene irrinunciabile che appartiene a tutti. Il diritto all?acqua è un diritto inalienabile, perciò l?acqua non può essere proprietà di nessuno bensì un bene condiviso equamente da tutti. La sua gestione dunque non può che essere pubblica e partecipata dalle comunità locali. Non solo, ma le lotte per l?acqua tendono sempre più a divenire strumento di costruzione di pace contro la guerra globale, oggi sempre più determinata dalla competizione per il controllo delle risorse naturali strategiche, di cui l?acqua è la più importante.
Anche nel nostro paese l?importanza della questione acqua ha raggiunto nel tempo una forte consapevolezza sociale e una capillare diffusione territoriale, aggregando culture ed esperienze differenti e facendo divenire la battaglia per l?acqua il paradigma di un altro modello di società. Da tali esperienze nasce la legge di iniziativa popolare il cui principio ispiratore è impedire che un bene comune come l?acqua sia gestito da Società per Azioni che, anche se a intero capitale pubblico (come nel caso della Sardegna) agiscono secondo norme di diritto privato e perseguono unicamente fini di profitto.
Per porre rimedio, prima che sia troppo tardi, a ciò che hanno causato le politiche, trasversalmente condivise, che hanno fatto dell?acqua una merce e del mercato il punto di riferimento della sua gestione: degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, riduzione dei finanziamenti per gli investimenti, diseconomicità della gestione, espropriazione dei saperi collettivi delle comunità locali, mancanza di trasparenza e democrazia.
ENTRA NEI GC, ENTRA NEL CIRCOLO STUDENTESCO
I Giovani Comunisti nascono qui a Sassari in seguito alla IIIª Conferenza nazionale e si costituiscono con l?obiettivo di creare conflittualità. L?orientamento alle scuole e alle università è un punto centrale della battaglia dei GC, ma non è solo una questione generazionale o, peggio ancora, a compartimenti stagni; partiamo da qui perché la nostra condizione di studenti oggi e di lavoratori domani è suggellata dall?incertezza, dal disorientamento, dalla precarietà. Pensiamo in sostanza che, come ci ha insegnato la Francia, solo l?unione tra gli studenti e i lavoratori faccia fare un salto di qualità nella lotta. E proprio perché interpretiamo questi due mondi come un continuum unico abbiamo deciso di costituire il circolo studentesco di Rifondazione Comunista affinché la questione studentesca venga portata al suo interno e non sia solo un capriccio generazionale. Ed è di vitale importanza fare ciò, soprattutto oggi che Rifondazione Comunista fa parte di un governo che non vuole rompere quelle compatibilità che sottomettono l?istruzione a logiche che non ci appartengono. Naturalmente il circolo studentesco non pretende di essere l?unica entità ed e per questo che, pur partendo dalla nostra piattaforma, ci impegneremo a fondo affinché si produca un dialogo fecondo con le altre associazioni. Se vuoi saperne di più sul circolo studentesco sei invitato a partecipare all?attivo di Venerdì 23 marzo (vedi appuntamenti nel box a fianco). Sei il benvenuto!

Odg presentato da Marco Falchi e approvato dall’Attivo delle/dei Giovani Comuniste/i
Noi Giovani Comuniste/i della federazione di Sassari aderiamo alla manifestazione nazionale del 17 febbraio a Vicenza, contro la costruzione dell?ennesima base militare statunitense nel territorio italiano.
Ci opponiamo alla decisione del Governo, che di fatto ha dato via libera alla costruzione della nuova base, nonostante la richiesta delle popolazioni locali di pronunciarsi tramite lo strumento referendario.
Siamo accanto al popolo della Pace, che sfilerà per la strade di Vicenza, per ribadire che la democrazia non si esaurisce al momento delle votazioni, che i nostri voti non sono una cambiale in bianco, ma sono la voce e la determinazione ostinata di chi vuole cancellare la guerra del mondo attuale, che pretende almeno, come scritto nel programma dell?Unione la necessità di: ?..arrivare ad una ridefinizione delle servitù militari che gravano sul nostro territorio, con particolare riferimento alle basi nucleari. Quando saremo al governo daremo impulso alla seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari, coinvolgendo l?Amministrazione centrale della Difesa, le Forze Armate, le Regioni e gli Enti Locali, al fine di arrivare ad una soluzione condivisa che salvaguardi al contempo gli interessi della difesa nazionale e quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali?.
Parole scritte, sottoscritte, ma che sono state disattese!
Noi lotteremo, contro le basi, strumenti di guerra, per una vera politica di pace.
Riferimenti: www.altravicenza.it

E’ convocato per venerdì 9 febbraio, alle ore 18.30, presso i locali della Federazione di Sassari, in via Rockfeller 36, l’attivo dei Giovani Comuniste/i della provincia di Sassari.
Durante l’incontro, aperto anche ai simpatizzanti, discuteremo, tra le altre cose i seguenti punti all’ordine del giorno:
1. illustrazione attività del comitato territoriale per la ripubblicizzazione del servizio idrico
2. lancio iniziativa sull’evoluzionismo “Darwin day”
3. cooptazione membro coordinamento GC
4. varie ed eventuali
per qualsiasi informazione, suggerimenti o quant’altro mandaci un messaggio all’indirizzo e-mail
Saluti Comunisti
Il coordinamento provinciale GC di Sassari
Durante il 17° congresso del Partito Socialista Italiano, tenutosi nella rossa Livorno, fu scissione: i delegati Comunisti, fra i quali il gruppo piemontese gramsciano dell’ ?Ordine Nuovo? e la frazione astensionista del gruppo bordighiano del ?Soviet? abbandonano il teatro Goldoni, sede del congresso. Riunitisi nel vicino teatro S.Marco, deliberano la costituzione del Partito Comunista d’Italia, sezione italiana della IIIa Internazionale (Comunista, d?ora in poi IC).
E? bene che gli avvenimenti di quegli anni siano ricordati per capire quali sono le nostre origini; ritengo quindi positivo che Rifondazione Comunista ricordi due grandi rivoluzionari come Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht a Berlino, ma ritengo altrettanto triste il fatto che la ricorrenza oggetto dell?articolo sia delegata solo ai compagni Comunisti Italiani.
Non solo quella tedesca, ma anche la rivoluzione italiana era all?ordine del giorno nell?agenda dell?IC e la sua vittoria avrebbe dato una spinta maggiore alla costruzione del socialismo su scala internazionale (e alla tranquillità del giovane stato sovietico); è per questo che dobbiamo analizzare quali sono state le sconfitte, quali gli errori e qual è stato il ruolo del partito.
Per una, seppur breve, analisi di ciò che è stato il PCd?I in quegli anni è doveroso distinguere la componente dell?Ordine Nuovo da quella del Soviet: se il giornale di Amadeo Bordiga era più conosciuto a livello nazionale, l?Ordine Nuovo del giovane Antonio Gramsci possedeva una migliore qualità: pubblicava articoli di Zinovev, Lenin, Bela Kun, Klara Zetkin e Karl Liebknecht, analizzava il funzionamento dei soviet russi, gli shop stewards (delegati di fabbrica) inglesi e gli IWW americani. Il fatto che Bordiga fosse più conosciuto farà si che lo stesso diverrà capo indiscusso del nuovo partito.
Tuttavia l?analisi di Bordiga era molto meccanica, in sintesi sosteneva che:
1) se il proletariato è la classe rivoluzionaria,
2) se è il partito rivoluzionario a dover prendere il potere politico,
3) la classe operaia deve aderire ed inquadrarsi nelle strutture del partito socialista.
Così gia nel PSI non teneva conto delle dinamiche complesse tra partito e classe (paradossalmente commetteva lo stesso errore del massimalista Serrati, il quale sosteneva che il potere sarebbe caduto nelle mani del PSI ?come un frutto maturo?). Nel PCd?I le cose andarono peggio perché Bordiga, da settario incallito non riconosceva la tattica leninista del fronte unico: sostenendo erroneamente che i padroni italiani avrebbero optato per un governo socialista, che di conseguenza il fascismo non sarebbe stato un pericolo reale e sancendo una sorta di ?socialfascismo? ante litteram (lotta senza quartiere alla socialdemocrazia, considerando questa e il fascismo come due facce della stessa medaglia), la maggioranza del PCd?I farà un grosso regalo sia alla destra del PSI che al fascismo stesso.
Come sosteneva Gramsci i militanti fedeli al PSI avrebbero avuto bisogno di più tempo per comprendere il tradimento dei propri dirigenti e qui trovava fondamento la teoria del fronte unico: non solo per accelerare la presa di coscienza delle masse socialiste (il motto ?dividersi da Serrati per poi allearsi con lui? significava allo stesso tempo chiarire le differenze tra rivoluzionari e centristi e dimostrare alle masse la volontà di continuare, uniti, la lotta), ma anche per affrontare quella fase di riflusso operaio e di reazione fascista che non tarderà a manifestarsi.
Gli Arditi del popolo nel ?22 saranno un?altra linea divisoria tra Lenin e Gramsci da una parte e Bordiga dall?altra , il quale sosteneva che l?inquadramento delle masse doveva essere a base di partito (ipotizzando addirittura provvedimenti per i militanti che vi volessero aderire). Non la pensava così Gramsci che nell?Ordine nuovo di quei giorni di luglio domandava: ?Sono i comunisti contrari al movimento degli Arditi del Popolo? Tutt?altro!? Allo stesso modo Lenin (in una lettera inviata alla sezione italiana): ?…dov?erano in quel momento i comunisti? Erano occupati ad esaminare con la lente d?ingrandimento il movimento per decidere se era sufficientemente marxista e conforme al programma??. Purtroppo il movimento comunista anche oggi è abilissimo a spezzare il capello in quattro!
In questa serie di avvenimenti, nonostante la più limitata diffusione rispetto al Soviet, troviamo come le analisi dell?Ordine Nuovo fossero più conformi alle linee dell?IC. Basti citare l?articolo del settembre ?19 ?Ai commissari di reparto delle Officine Fiat Centro e Brevetti? che sfocerà nel ?Programma dei Consigli di Fabbrica? scritto dagli operai stessi; basti citare Lenin, il quale sosteneva che ?dobbiamo dire semplicemente ai compagni italiani che all?indirizzo dell?IC corrisponde l?indirizzo dei militanti dell?Ordine Nuovo?, fino ad arrivare, appunto, all?analisi sugli Arditi.
Ma nel marzo del 22, il secondo congresso del PCd?I rigetta col 90% la tattica dell?IC del fronte unico con i socialisti ai quali viene attribuito il ruolo di ala sinistra della borghesia. A fine ?22 Gramsci sarà, in qualità di rappresentante italiano presso l?IC, a Mosca. Durante la sua permanenza discute a lungo con Trotskij e si convince della correttezza della tattica del fronte unico (fino ad allora concepiva il fronte con i socialisti solo all?interno del sindacato), ma è troppo tardi. La marcia su Roma, la malattia di Lenin e la degenerazione dell?IC, con la teoria antimarxista del socialismo in un solo paese prima, e la ?tattica? del socialfascismo dopo fecero il resto. Rivoluzioni fallite e rivoluzioni tradite: dominerà la reazione, una tremenda reazione, come aveva avvertito Gramsci.
Riferimenti: tupacaMAURO
Odg presentato dai Giovani Comunisti e approvato dal Congresso
Il Congresso federale del PRC saluta positivamente l?avvio in data odierna della campagna per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare sulla ripubblicizzazione del servizio idrico.
Il Congresso si impegna a mobilitare tutto il suo corpo militante a partecipare alla campagna e i suoi eletti a facilitare la stessa attraverso l?autenticazione delle firme.
Per noi la ripubblicizzazione dell?acqua è un fattore fondamentale.
Questo ci mette in disaccordo con quanto succede in Puglia e con quello che succede qui in Sardegna con la creazione di una lobby di potere chiamata ?Abbanoa?.
Pertanto il congresso impegna il Partito attraverso la sua rappresentanza regionale ad avanzare la proposta della regionalizzazione del gestore e di porlo sotto il controllo delle comunità locali e dei lavoratori del settore.
Odg presentato dai Giovani Comunisti e approvato dal Congresso
Il Congresso federale del PRC intende valorizzare l?autonomia della sua organizzazione giovanile e allo stesso tempo l?internità e il ruolo propositivo in un quadro di un?attività coordinata con il Partito stesso.
Affinché ai propositi seguano fatti concreti si impegna il nascente CPF nel creare una posta in bilancio in favore del coordinamento giovanile federale.
Tale finanziamento avrà lo scopo di facilitare l?organizzazione di iniziative (ad esempio la nascita del circolo studentesco).
Responsabile della rendicontazione sarà il coordinamento stesso che provvederà a breve termine alla elezione di un tesoriere; il tutto nel quadro di un bilancio preventivo concordato e qualora le condizioni finanziarie della federazione lo consentano(integrazione).
Odg presentato dai Giovani Comunisti e approvato dal Congresso
Il Congresso federale del PRC esprime la piena solidarietà ai Compagni di ?A Manca pro s?Indipendentzia? che da ormai sei mesi sono stati privati della libertà non solo fisica ma soprattutto politica e di espressione. Presentiamo questo odg affinché il nostro Partito, che in quanto comunista condanna ogni forma di terrorismo, debba sentire come propria questa lotta e in questo ambito si impegna a far si che ai compagni detenuti in assenza di prove e di sentenze di condanna venga restituita la libertà e la dignità.
Odg presentato dai Giovani Comunisti e approvato dal Congresso
Il Congresso federale del PRC esprime la propria solidarietà al popolo messicano e alla Comune di Oaxaca sottolineando la necessità di portare avanti la lotta da un livello democratico (le rivendicazioni contro la frode elettorale ai danni del candidato del PRD Lopez Obrador) fino alla necessità di cambiare la società rompendo con l?oligarchia e l?imperialismo nordamericano ai quali il PRI e il PAN sono legati.
Il Congresso sostiene inoltre le forme di controllo operaio che, partendo dalla Zanon in Argentina (fabbrica di piastrelle ribattezzata Fa.Sin.Pat ? Fabrica Sin Patrones) si sta estendendo a macchia d?olio nel Venezuela bolivariano e che è sancita dalle ultime posizioni del compagno presidente Hugo Chavez (attraverso il progetto nazionale Simon Bolivar 2007-2011) convinti che la trasformazione per l?altro mondo, che è possibile, passa anche da queste forme di lotta.
Ordine del giorno sul salario operaio per gli eletti
presentato da Mauro Piredda, Roberto Nieddu, Andrea Lai, Piero Manunta, Giovanni Squintu, Gianluigi Testoni, Marco Falchi e approvato dal Congresso.
Storicamente l?indennità per gli eletti è stata una conquista democratica che ha fatto si che molti uomini si potessero occupare di politica pur non provenendo dalle classi agiate. Ma la nobiltà dello stratagemma venne subito superata dai fatti. E il fatto che il dibattito non sia nuovo lo dimostra la battaglia che il rivoluzionario sardo Antonio Gramsci condusse nel Partito Socialista che anche per questo veniva da lui considerato ?putrefatto?, ?un escrescenza morbosa del proletariato?.
Il Congresso federale del PRC rivendica la nostra diversità di comunisti proponendo un tetto alle indennità riservate agli eletti, le quali non devono superare il salario di un quinto livello metalmeccanico.
Un meccanismo del genere, per quanto da solo non risolva i problemi, permetterebbe un salto di qualità alla nostra organizzazione: gonfierebbe le casse del Partito, consentirebbe di disporre di maggiori strumenti per la formazione e l?attività politica dei compagni e frenerebbe le corse dei carrieristi, principale elemento di divisione.
Si creerebbero così le condizioni per raccogliere quei sinceri compagni tra quei lavoratori e tra quei giovani che vogliono battersi per una società alternativa. Il PRC è il nostro Partito e questa è una battaglia affinché il partito comunista sia un autentico strumento della trasformazione rivoluzionaria della società.
Riferimenti: tupacaMAURO